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Neurobiologia del trauma: il ruolo delle regioni temporali mediali e del sistema limbico.

Effetti neurobiologici  dello stress traumatico:
                                      
1.Neurologici e cognitivi: atrofia ippocampale con deficit della memoria dichiarativa
2.Endocrinologici: aumento del cortisolo e disregolazione dell’asse HPA, aumento catecolamine (adrenalina e noradrenalina)
3.Metabolici: insulino-resistenza
4.Cardiovascolari: maggiori cardiopatie, maggiori livelli dei lipidi, maggiore incidenza aterosclerosi
5.Compromissione, alterazione nel funzionamento del sistema immunitario
6.In età evolutiva elevati tassi di catecolamine e cortisolo determinano: perdita di neuroni, ritardo nella mielinizzazione e inibizione della neurogenesi.
Il sistema limbico è ritenuto la parte del SNC che sostiene e guida le emozioni e i comportamenti necessari all’autoconservazione. I segnali provenienti  dagli organi sensoriali viaggiano continuamente verso L da dove vengono distribuiti alla corteccia, ai gangli della base ed al sistema limbico (dove influiscono sui ricordi e sulle emozioni e la  cui elaborazione avviene per lo più fuori della coscienza).
Gli individui affetti da PTSD solitamente tendono a sovrainterpretare gli input sensoriali  (cfr Gabbard, 2008, van der Kolk, 1999). Soggetti con una storia di trauma infantile, hanno risposte iper-reattive dell’amigdala. L’amigdala fa parte del sistema limbico e serve ad aumentare la vigilanza e  ad aumentare il potenziale reattivo di fronte a situazioni nuove o pericolose. Questa iperreattività dell’amigdala può essere una componente della predisposizione ad essere eccessivamente vigilanti e reattivi e spiegare l’inclinazione a dare una lettura errata della relazione con l’altro (Gabbard, 2008). Anche l’iperattivazione dell’asse ipotalamo-pituitario-surrenale (HPA) influisce sullo sviluppo delle reazioni comportamentali negative di questi soggetti.
L'iperattività del sistema ipotalamico-pituitario-surrenale e del sistema nervoso autonomo, presumibilmente a causa di ipersecrezione del CRF, è una  conseguenza dei traumi da abuso nell'infanzia e possono contribuire alla diatesi psicopatologica in età adulta. Questa evidenza suggerisce che i recettoriantagonisti del CRF possono essere utilizzati nella prevenzione e nel trattamento di condizioni post-traumatiche. (cfr Heim et al., 2000; JAMA. 284(5):592-597)  Alcuni autori hanno verificato che pazienti borderline vittime di abusi avevano elevati livelli ematici dell’ormone ACTH e del cortisolo (Gabbard, 2008).
Importante è anche il ruolo svolto dall’amigdala e dall’ippocampo nelle funzioni mnemoniche. L’amigdala, insieme ai gangli della base, alla corteccia motoria e somatosensoriale, regola la memoria implicita, mentre le aree dell’ippocampo e del lobo temporale mediale regolano la memoria dichiarativa. 

Il talamo: è la fonte delle afferenze sensitive per ogni emisfero. Interviene come relé nella trasmissione alla corteccia delle informazioni sensoriali. Ancora più importante è la funzione dei suoi nuclei di convergenza che integrano sia le afferenze sensoriali che le proiezini dell'apparato extralemniscale. Le sindromi talamiche sono caratterizzate da anestesia dolorosa

L'area motoria primaria: si estende sul versante anteriore del solco di Rolando secondo il disegno dell'homunculus di Penfield. Essa è collegata con l'area somestesica con la quale confina posteriormente. L'area motoria è il punto di partenza delle fibre corticospinali che contribuiscono a formare le piramidi bulbari (corteccia piramidale). Queste fibre terminano, in piccolo numero, sui neuroni alfa, per la maggior parte sui neuroni internuciali della sostanza grigia dle midollo spinale. Per mezzo della via piramidale la corteccia motoria controlla i muscoli dell'emicorpo controlaterale. Sperimentalmente gli effetti durevoli della sua asportazione sono limitati: deficit motorio moderato e distale, perdita dei movimenti fini volontari.


Tratto da:
Bremner, J. D. (1999). The Lasting Effects of Psychological Trauma on Memory and the Hippocampus.

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